Cronache aziendali: il ping pong come non l'avete mai visto (o forse sì).

2026-03-05 ping pong

Erica Vagnoni, Mario Osta, ChatGPT

Nell'ombra discreta degli uffici, lontano dagli sguardi indiscreti e - dettaglio non secondario - senza la presenza di un arbitro ufficiale, si è consumata l'ennesima partita di ping pong aziendale destinata a restare negli annali. O almeno nelle chiacchiere alla macchinetta del caffè. Da un lato la coppia Vittorio-Giuseppe, veterani del tavolo e custodi di una certa idea di sportività. Dall'altro il tandem Matteo-Stefano, con quest'ultimo meglio noto come il presidente, figura che, come vedremo, non disdegna qualche interpretazione creativa del regolamento. La partita, come da tradizione, parte con un ritardo degno delle migliori assemblee parlamentari. Il motivo? Giuseppe, con una dedizione quasi commovente, preferisce lavorare. Un atteggiamento che, in un contesto di agonismo aziendale clandestino, suona quasi sovversivo. Nel frattempo, mentre gli altri scaldano i polsi e probabilmente anche qualche strategia borderline, si consuma quello che alcuni osservatori hanno già ribattezzato il "colpo di stato del presidente". Stefano, infatti, decide di rafforzare la propria fazione con l'ingresso di Matteo. Coincidenze? Difficile dirlo. Ma di certo, dopo tante partite andate storte, una doveva pur vincerla.

02
03

La gara prende ufficialmente il via in un clima che definire informale sarebbe riduttivo. L'arbitro manca. Non per dimenticanza, ma per scelta strutturale. Per colmare il vuoto istituzionale, Stefano assume anche il ruolo di giudice di gara. Sì, proprio lui. Il presidente. Giocatore in campo. Arbitro. Una concentrazione di potere che farebbe impallidire anche i manuali più fantasiosi di diritto costituzionale sportivo. Il match si trasforma presto in un susseguirsi di scambi feroci, palline tagliate con malizia e colpi che qualcuno - i più diplomatici - definirebbe "discutibili". A un certo punto vola persino una racchetta. Vittorio inizia a innervosirsi visibilmente. Il nervo del veterano è noto per essere solido, ma anche lui ha un limite. E quel limite, pare, sia stato sfiorato più volte nel corso della partita. Giuseppe invece mantiene la sua proverbiale calma. Imperturbabile. Zen. Il punteggio avverso non sembra scalfirlo. Forse perché ha capito prima degli altri che il destino di quella partita era stato scritto altrove.

05
06

Matteo, dal canto suo, non mostra alcuna soggezione nei confronti dei veterani. Ogni tanto sbaglia, è vero. Ma i bene informati ricordano che è ancora nel periodo di prova. E in quel contesto sembra più un investimento strategico che una debolezza. Nel frattempo, tra un set e l'altro, il presidente respinge con vigore le accuse di truffa. Con eleganza, certo, ma con la determinazione di chi sa che la narrazione ufficiale va difesa punto per punto. Curiosamente, nessuno protesta davvero. Non apertamente, almeno. Il clima ricorda quello di certi golpe militari: tutti vedono, tutti capiscono, ma nessuno sembra avere particolare voglia di alzare la mano. Alla fine, i presenti si rassegnano. Il destino è segnato. La partita si chiude con un 3 set a 0 che non lascia spazio a troppe interpretazioni… almeno sulla carta. L'ultimo colpo arriva come una sentenza: una pallina spedita con precisione chirurgica sullo spigolo del tavolo. Di quelle che rimbalzano male, rimbalzano giuste e mettono fine a ogni discussione. Sipario. Il presidente può finalmente festeggiare la vittoria. Gli altri, più pragmaticamente, tornano alle loro scrivanie. Ma una cosa è certa: la prossima partita di ping pong aziendale sarà osservata con molta, molta più attenzione.

08
09