Dai monti al ping pong: cronaca semiseria di un match ad alta intensità (e bassa comprensione delle regole)

2026-03-02 ping pong

Erica Vagnoni, Emma Signorile, ChatGPT

Il primo match della giornata prometteva scintille: Lauretti-Natale contro Emma-Giovanni. E scintille sono state, soprattutto quando qualcuno ha tentato di capire, tra un set e l'altro, quali fossero esattamente le regole del campionato. Un dettaglio secondario, evidentemente. Lauretti, ribattezzata per l'occasione "la Sinner dei monti", è scesa in campo con l'aria di chi ha lasciato le vette alpine per conquistare il sacro tempio del ping pong. Peccato che la pallina non sembri aver letto la sua biografia epica. Accanto a lei, Natale: generoso, dinamico, confuso. Molto confuso.

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Dall'altra parte del tavolo, Emma e Giovanni. Lui, campione in carica, con l'aplomb di chi sa che prima o poi la chiuderà. Lei, rivelazione della serata, con un passato torbido fatto - a quanto pare - di simulazioni strategiche, non per gloria personale ma per il sottile piacere di far perdere il presidente. Una mente tattica, insomma. Il match si apre con momenti di incertezza regolamentare che fanno sembrare il regolamento del cricket un testo per principianti. Poi si entra nel vivo: Natale tenta il colpo grosso "dal soffitto", una traiettoria così ambiziosa da sfidare le leggi della fisica. Emma, con inaudita cattiveria sportiva, risponde secca. Punto. E sguardo che non ammette repliche. Nel sottofondo, un cellulare squilla imperterrito. Forse l'unico davvero lucido in sala, nel tentativo di richiamare tutti alla realtà. Lauretti accusa gli errori del compagno con lo sconforto di chi aveva immaginato un'epopea e si ritrova in una farsa. Butterfly - alias Flauretti - volteggia leggera, elegante, ma punge poco. Però quando trova il colpo da maestra, mette Emma in difficoltà e ricorda a tutti che la classe, ogni tanto, passa a salutare.

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Natale, nel frattempo, si sbraccia come se stesse dirigendo il traffico in un incrocio caotico. Corre a destra e sinistra, avanti e indietro: più che un doppio di ping pong sembra una gara di scatti sui 100 metri. Continua a sbagliare, continua a imprecare, continua a guardare il punteggio come se fosse scritto in una lingua morta. A un certo punto prova perfino a barare col tabellone: un gesto disperato, più tragico che scandaloso. Il cambio battuta assume i contorni di un valzer mal coordinato, con rotazioni che nessuno sembra aver davvero deciso. Poi si arriva all'ultimo set "al cardio palma": scambi lunghi, fiato corto, dignità appesa a un filo. E proprio quando l'agonia si fa spettacolo, arriva la stoccata finale. Giovanni, glaciale, piazza il colpo che pone fine ai giochi. Senza urla, senza drammi. Solo l'eleganza spietata di chi sa aspettare. Sipario. Tra cellulari invadenti, regolamenti misteriosi e tentativi di sabotaggio contabile, il primo match della giornata consegna una certezza: nel ping pong, come nella vita, non basta volteggiare. Bisogna anche colpire.

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